martedì 19 giugno 2012

CHE FINE HA FATTO MARK GREGORY?






IL CINEMA ITALIANO ANNI 80:
Verso la fine degli anni 70, il cinema di fantascienza italiano inizio a prendere ispirazione, come già era successo negli anni 60, dalle grandi produzioni Hollywoodiane. Ricalcando l’onda del successo dei film di azione americani iniziarono ad uscire nelle sale le versioni nostrane. Premesso che questo modo di operare non si era mai del tutto arrestato, trovò un nuovo slancio dopo l’uscita di “Guerre Stellari”. Sulla scia del successo del film di George Lucas, Luigi Cozzi girò “Stracrash”, Alfonso Brescia firmò una quadrilogia di film a basso budget, e Aldo Lado diresse “L’Umanoide”. Anche se questi film, ribattezzati guerre stellari all’italiana, non potevano competere come produzione (e qualità) a quella americana, riuscirono lo stesso ad avere un discreto successo al botteghino.
Così si iniziarono a girare le versioni rimaneggiate dei film provenienti da oltre oceano, pellicole che avevano la caratteristica comune di essere fatte con un evidente pressapochismo dovuto alla carenza di mezzi e fondi. Con pochi soldi investiti un produttore poteva alzare grandi guadagni a fronte di pochi rischi. Visto che queste pellicole erano destinate soprattutto al mercato estero, in molti casi (non tanto paradossalmente) restavano inedite in Italia. Il fenomeno in questione duro fino alla fine degli anni 80; nell’arco di questo decennio furono riproposte le versioni alternative e casarecce di successi come “Conan il barbaro”, “Predator”, “Alien”, “Rambo”, ecc. 
Fu  un periodo molto prolifico per Cinecittà, dove ragazzi di borgata che avevano modellato il loro corpo in palestra iniziarono ad invadere gli studi cinematografici. Carlo Verdone nel suo film “Troppo Forte” del 1986 riesce a ricostruire benissimo l’aria che si respirava in quel periodo negli ambienti cinematografici romani. Le pellicole venivano girate nell’arco di pochi giorni con scarsità di buget e di mezzi, ed in molti casi in contemporanea con altre che avevano lo stesso cast.
Il pubblico chiedeva sempre di più film che ricalcassero le orme delle grandi produzioni che lo aveva fatto sognare, ed in Italia si ebbe la capacità di cavalcare l’onda. Per ogni film d’azione americano, in Italia ne venivano riproposte almeno cinque o sei versioni alternative. Per rendere ancora più credibile questa opera di emulazione e permettere la vendita del film all’estero e specialmente nel mercato americano, tutti i partecipanti alla pellicola, dal regista agli attori, dovevano assumere rigorosamente un nome di origine inglese. Come già accennato, la storia si ripeteva, il meccanismo che già era stato collaudato negli anni 60 tornava a rivitalizzare Cinecittà, facendogli riscoprire una seconda giovinezza.
Inevitabilmente questa nuova rinascita del cinema di genere italiano inizio a generare i propri idoli, persone che come carisma si cercava di far competere con stars affermate quali Silvester  Stallone, Kurt Russel o Harnold  Schwarzenegger. Su tutti l’attore italiano simbolo di questa decade, il personaggio che più di tutti incarnò l’essenza di questa epoca fu indubbiamente Mark Gregory.

GLI INIZI:
Di lui non si sa molto, solo che sia  nato a Roma il 12 luglio 1965 (1), e che il suo vero nome è Marco Di Gregorio, di cui il nome d’arte è la sua inglesizzazione. 
Leggenda vuole che il regista Enzo G. Castellari abbia scoperto il diciassettenne Di Gregorio all’interno di una palestra romana (2),  quando era impegnato nel cercare un protagonista per il suo “1990 I guerrieri del Bronx” (1982), film che in modo non tanto velato doveva cavalcare l’onda del successo ottenuto da pellicole come “I guerrieri della notte”e “1997 fuga da New York”, che in quel momento tanto aveva colpito l’immaginario collettivo dei fans dei film di azione. Così Marco, da umile commesso in un negozio di scarpe (notizia non confermata da Castellari), si ritrova ad intraprende la carriera di attore prendendo il nome d’arte di Mark Gregory. Il film viene distribuito in tutto il mondo, ottenendo un certo successo anche negli Stati Uniti, dove secondo la rivista americana Variety resta diverse settimane in classifica tra i film più visti dell’anno(3). Il personaggio interpretato  dal nostro eroe è Trash, il capo banda di un gruppo di motociclisti che si aggirano all’interno di una New York post-atomica dichiarata terra di nessuno. Visto il buon esito del film al botteghino, e battendo il ferro finché è caldo, l’anno successivo Gregory viene richiamato da Castellari ad reinterpretare il personaggio di Trash in quello che può essere definito una sorta di seguito della pellicola di esordio, “Fuga dal Bronx”. Questo non è l’unico film che viene girato nel 1983 dal nostro Mark. E’ il periodo che i giovani riempiono le sale che proiettano il  film “Rambo”, così viene chiamato dal regista Fabrizio De Angelis ad interpretare “Thunder” un indiano pellerossa che lotta per i suoi diritti nell’omonimo film. Anche in questo caso il film ha l’approvazione del pubblico ottenendo un ampio successo a livello mondiale e vengono successivamente girati due seguiti, “Thunder 2” nel 1987 e “Thunder 3” nel 1988. Sempre nel 1983 Mark è il protagonista del film “Adamo ed Eva, la prima storia d'amore”  del duo Enzo Doria e Luigi Russo. In questo caso gli autori cercano combinare insieme l’essenza di due film appartenenti a  generi lontani anni luce tra di loro, “La terra del fuoco” e “Laguna Blu”. Ne esce fuori di conseguenza l’involontaria parodia di un qualcosa che non doveva essere, deludendo nel primo caso i fan del genere pseudo-storico, mentre nel secondo quei giovani fan sognatori dell’amore libero ed incontaminato. Il film al di la di queste considerazioni è brutto di suo, rasentando il demenziale!
Da queste prime pellicole si vede che Mark Gregory è un culturista prestato al mondo del cinema, che nell’arco di un anno alla giovane età di 18 anni si ritrova ad essere protagonista di ben 4 film. La recitazione è un arte che ancora deve apprendere, ma in ogni caso quel viso pulito, con tutte le carenze del caso, funziona davanti la macchina da presa, e se anche non ha il favore della critica, ha quello del pubblico.
A questo punto inizia un breve periodo di inattività, di cui si sa poco di lui. Sicuramente tra 83 e 84 dopo aver girato i primi film viene chiamato a prestare il servizio militare obbligatorio. Inoltre si ritrova in questo periodo, a convivere con imprecisati problemi familiari che a quanto pare segneranno tutta la sua carriera da attore. Alcuni di questi problemi sembrerebbero essere legati al vissuto del suo passato, come il presunto alcolismo del padre o la morte in circostanze non chiare della madre (4). Leggenda vuole che ai tempi di “Fuga dal Bronx”, queste difficoltà lo portarono a trascurare i suoi allenamenti in palestra facendogli perdere di conseguenza tono fisico, cosa che lo costrinse a recitare nel film con una maglietta indosso differentemente da quanto visto in “1990 I guerrieri del Bronx” dove metteva in bella mostra pettorali e addominali.
            Marco torna sul set nel 1987 dove, come già detto, viene chiamato a girare il seguito di Thunder e l'anno successivo interpreta la parte del cattivo in “Delta Force Commando” di  Pierluigi Ciriaci (che per l’occasione usa lo pseudonimo di Frank Valenti). Nel caso di questa pellicola, l’opera di tentato plagio è ancora più spudorata. Nel titolo senza tanta velature vengono citati due film in voga in quel momento, “Delta Force” (1986) di Menahem Golan e “Commando” (1985) di Mark L. Lester interpretato dal sempre immenso Arnold Schwarzenegger.
Sempre nel 1988 gira altre due pellicole. La prima è “Un maledetto soldato” di Ferdinando Baldi girato nelle Filippine e coprodotto da questo paese con l’Italia. La seconda sempre di Baldi con il titolo di “Missione Finale”, è una coproduzione tra Italia e niente popò di meno che la  Corea del Nord. Come era arrivato il paese più isolato al mondo a finanziare un film d’azione? Distaccandoci un attimo dal nostro Mark ed aprendo una piccola parentesi, è utile raccontare, ai fini di effimera curiosità, la storia di questa pellicola.



MISSIONE FINALE- STORIA DEL FILM:
Ci racconta Johannes Schönherr  nel suo “Permanent state of war: a short history of north korean cinema” che fino alla metà degli anni 80 il mercato del cinema era molto florido in Corea del Nord, venivano prodotti molti film che si vendevano bene nei mercati asiatici, o nei paesi del blocco comunista. Il cinema era la più grande passione del leader di questa nazione, Kim Il-Sung. Da tutta l’Asia gli appartenenti all’industria cinematografica venivano a lavorare in Corea del Nord. Poi nel 1986 le cose iniziano a cambiare. A livello politico inizia a tirare un vento di rinnovamento all’interno dei regimi socialisti mondiali. In Unione Sovietica sale al potere Gorbaciov, mentre la Cina si apre all’economia di mercato. Questo periodo di apertura introduce elementi nuovi nel mercato cinematografico asiatico, influenzando e di conseguenza cambiando i gusti degli spettatori. La Corea del Nord non partecipa al cambiamento accentuando il divario tra lei ed il resto del mondo, ciò  la fa sprofondare in una grave crisi economica. Inoltre. se al tutto si uniscono episodi non marginali, quali, esempio su tutti,  la fuga negli Stati Uniti di Shin Sang-Ok, il regista sud coreano rapito da Kim Il-Sung con l’intento di rivitalizzare il cinema del regime, si capisce perché l’industria cinematografica che fino a quel momento era il fiore all’occhiello del regime improvvisamente si ritrova ad essere inadeguata e vecchia per il nuovo ordine mondiale.
I film prodotti fino a quel momento, caratterizzati da una ridondante propaganda, non tirano più, il mondo ormai è cambiato. La Corea del Nord si presenta in tutti i festival cinematografici mondiali, ma non riesce a vendere più nessun film, neanche agli alleati più stretti, inoltre i film prodotti da questo paese sono vittime di un embargo americano che ha influenza sulle nazioni che in passato erano suoi fedeli acquirenti. A questo punto bisogna fare qualcosa pensano i coreani! Bisogna produrre dei film e farli passare per non coreani. Bisogna trovare qualcuno che giri delle pellicole a basso budget, e se è possibile farle passare per produzioni americane, così da riconquistare quel mercato mondiale che gli aveva girato le spalle. Inevitabilmente la scelta ricade su chi al mondo in queste tipo di operazioni non aveva rivali: gli artigiani del cinema italiano. I coreani si presentano al Festival del Cinema di Cannes del 1988 e nel guardare il su citato “Un maledetto soldato” trovano riscontro in quello che cercavano. Una volta contattato Ferdinando Baldi gli commissionano di girare “Ten Zan”, ribattezzato da noi con il titolo “Missione Finale”, un western moderno ambientato in Corea del Nord.
Baldi ha raccontato che sul set si è presentato diverse volte Kim Il-Sung in persona per assistere alle riprese, ciò a dimostrazione di quanto ci tenesse a questo progetto.

L’ADDIO AL SET:
            Tornando al nostro Mark, nel 1989 viene richiamato dal regista Pierluigi Ciriaci a girare il suo ultimo film da protagonista “Afganistan – The last war bus (l’ultimo bus di guerra)”, nel cui titolo c’è un rimando al film “War bus” di Ferdinando Baldi. Il film e uscito da noi in vhs con il titolo di “Afganistan Connection”. Dopo questo film Mark prende la decisione di lasciare definitivamente il mondo del cinema;  a proposito di ciò Bobby Rhodes (coprotagonista con lui di questa ultima sua interpretazione davanti alla telecamera) ci dice: “…siamo diventati molto amici proprio sul set di War Bus II (titolo provvisorio di lavorazione del film), è un personaggio carico di vitalità ed entusiasmo. Quando girammo insieme, lui si era fatto un nome, lì in Bosnia (paese dove stavano girando il film) davano i suoi film al cinema. Poi ad un certo punto ha aborrito questo ambiente (cinematografico) e si è ritirato… così, improvvisamente. Adesso fa il pittore e il madonnaro. Non so cosa l’abbia deluso e lo abbia spinto a dare un taglio drastico a tutto; ma una cosa è certa: non vuole saperne più niente del cinema. Strano, perché Marco ha mollato proprio quando era all’apice del successo, quando cominciava ad essere pagato anche bene…”(5). Queste sono le ultime notizie che si hanno di lui, poi non se ne è saputo più nulla. Sicuramente è riuscito nel suo intento, da persona riservata che era, di eclissarsi totalmente dalla visibilità che per un certo periodo ha avuto. La sua carriera di attore è coincisa con quel decennio particolare che furono gli anni 80 per la cinematografia italiana. Quando lui ha lasciato, anche la spinta propulsiva che aveva fatto rivivere il cinema di genere italiano si era esaurita: sembra quasi che lui se ne sia andato portandosi appresso il mondo che lo aveva generato. Per il suo tempo è stato sicuramente un icona, più all’estero in verità dove è ricordato con affetto, che in Italia dove quasi più nessuno ne ha memoria. Quei pochi che qui da noi lo ricordano sottolineano il fatto che fu un esponente di quel cinema di serie B che in passato la faceva da padrone a Cinecittà.(6)

Lance Manley alla ricerca di Mark Gregory

LA RICERCA DEI FANS:
            Negli anni molte persone si sono cimentate nella ricerca di Marco Di Gregorio, senza però ottenere grandi risultati, lo stesso regista Castellari ha perso le sue tracce ed ha esternato più volte il desiderio di volerlo contattare, sembra anche in funzione della volontà di girare il terzo capitolo dei guerrieri del Bronx. Un posto d’onore in questa ricerca spetta sicuramente all’inglese Lance Manley. A lui va il merito di aver riportato alla ribalta il ricordo un personaggio che ha fatto parte di un periodo importante per il cinema di genere, in funzione di ciò è utile ricordare che “1990 I guerrieri del Bronx” è stato il film da cui poi si è sviluppato il genere ribattezzato Post-Atomico all’italiana. Manley è venuto più volte in a Roma per rintracciare il De Gregorio, ed al suo beniamino ha dedicato un sito ( http://www.bronxwarriors.co.uk/Hunt%20for%20Trash.htm) e un gruppo su Facebook (http://www.facebook.com/groups/139688605084/), dove condivide le novità sulla sua ricerca. 
La conseguenza diretta di non aver avuto più sue notizie è stata l’inevitabile alimentarsi di leggende sul suo conto ed non essendoci il diretto interessato a confermarle o smentirle, queste si sovrappongono a quelle nuove che periodicamente vengono a crearsi. Di seguito ho fatto un elenco delle dicerie più diffuse che ho trovato sul web. Dicerie da cui anche questo post, ovviamente, ha attinto:

·         Castellari non lo ha scoperto in una palestra di body building ma in una dove praticava lotta greco-romana
·         Su IMBD una fonte anonima ha scritto che in realtà Castellari lo ha scoperto perché la sua ragazza dell’epoca aveva inviato le sue foto per farlo partecipare alla selezione del film “1990 I guerrieri del Bronx”
·         Prima di diventare attore era commesso in un negozio di scarpe
·         Lui è cresciuto nel quartiere Garbatella di Roma
·         Lui è cresciuto nel quartiere Trastevere di Roma
·         Lui non è nativo di Roma ma di Bologna
·         Ha lasciato il cinema per andare a fare l’imbianchino a Copenaghen
·         Ha lasciato il cinema per andare a fare il pittore ed il madonnaro
·         Il padre alcolizzato gli ha creato problemi durante la carriera
·         La madre è morta in circostanze misteriose
·         Si è unito ad un gruppo di Hippies
·         Lavora presso un ristorante nel centro di Roma
·         E’ irreperibile perché si è suicidato
·         Ora è un imprenditore di successo

Ovviamente siete invitati ad unirvi alla ricerca e nel caso che abbiate notizie di condividerle con noi.

NOTE:
1 - Ma anche di questa data riportata su wikipedia non se ne ha certezza;
3 – Secondo la rivista americana “Variety”;

5 - Giordano Michele, Giganti buoni. Da Ercole a Piedone (e oltre) il mito dell'uomo..., pag.157;

6 - A mio modesto parere questa gente non tiene conto del fatto, che non può esistere un cinema di serie B se non esiste uno di A, e la situazione in cui versa la cinematografia in Italia è sotto gli occhi di tutti …almeno la serie B dell’epoca si riusciva ad esportarla all’estero!

 


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