domenica 25 settembre 2011

2011: L'ANNO DEL RITORNO DEL CINEMA DI FANTASCIENZA ITALIANO


Il 2011 sembra essere l’anno della ripresa, e non parlo ovviamente di quella economica visto che il suo andamento sempre più negativo è sotto gli occhi di tutti, ma del ritorno del cinema italiano alla fantascienza. Dopo anni di esperimenti più o meno riusciti legati come diffusione ad ambiti ristretti, questo è stato l’anno che ha riportato la fantascienza nostrana nelle sale cinematografiche con la distribuzione di ben 3 pellicole.
La cosa di per se è importante, perché ciò sta ad evidenziare che non si può più parlare di singoli casi sporadici, come fu per “Nirvana” di Gabriele Salvatores nel ormai lontano 1997, ma di un più ampio cambio di prospettiva da parte degli addetti ai lavori, che da quel che sembra non hanno più timore nell’investire in questo tipo di genere molto redditizio al botteghino italiano quando si parla di produzioni estere; ed a proposito, vorrei precisare, a scanso di equivoci, che il sottoscritto è il primo a dire che è giusto lasciar fare le cose a chi le sa fare, e per quanto riguarda la Fantascienza gli americani non hanno eguali, ma è anche vero che l’Italia ha dato molto a questo genere e sono convinto che potrà continuare a farlo. Il problema è che la nostra è sempre stata una fantascienza da esportazione, che ha avuto molti estimatori all’estero ma che nell’ambito dei confini italiani è rimasta ai margini della realtà cinematografica. Nelle sue interviste Ridley Scott non fa mistero che il suo “Alien” fu ispirato da “Terrore nello spazio” di Lamberto Bava, che buona parte del grande pubblico da noi non l'ha mai visto, come non ha mai visto la “Quadrilogia gamma1” di Antonio Margheriti, che all’estero invece è uscita in un cofanetto DVD, e lo stesso esempio vale per “Starcrash” di Luigi Cozzi, il cui DVD non è mai uscito nel mercato italiano, e che per vederlo nella nostra lingua bisogna comprare online la versione francese che la comprende! Questi esempi (e se ne potrebbero fare degli altri) danno il senso di come la problematica della fuga dei cervelli all’estero non è un problema legato a questa fase storica e politica, è un qualcosa che ha sempre fatto parte del nostro DNA, i troppi monopoli culturali hanno sempre castrato le iniziative innovative in un ambiente conservatore come il nostro e se a ciò, poi, si associa il fatto che anche la fantasia in ambito commerciale nel nostro paese genera solo eroi stranieri (Es. i fumetti della Sergio Bonelli Editore), si ha una visione un po’ più chiara della problematica (restando sempre nell’ambito del cinema di fantascienza). Perciò l’uscita nello stesso anno nelle sale cinematografiche di tre film di fantascienza di produzione italiana dopo anni di nulla è sicuramente il segnale che qualcosa in questo ambito si sta muovendo. I film in questione sono: “6 giorni sulla terra” di Varo Venturi, “L’ultimo terrestre” di Gian Alfonso Pacinotti (Gipi) e “L’Arrivo di Wang” dei Manetti Bros. Tutti e tre i film hanno in comune la tematica extraterrestre (Si saranno messi d’accordo?). Non mi soffermo in questo articolo ad analizzare le suddette opere, questo perchè ci sarebbe molto da discutere e anche da sindacare e ciò non darebbe il senso dello sforzo fatto in questo ambito. L'unico appunto che desidero fare è che per “6 giorni sulla terra” bisogna tener presente il bassissimo budget per fare una analisi veritiera, mentre per quanto riguarda gli altri due, la fantascienza è direttamente funzionale al significato sociologico che i film vogliono lanciare. Ma ciò non sminuisce il senso di questo piccolo passo fatto dalla cinematografia nazionale verso il pubblico del genere fantastico, sperando che questo apra una nuova epoca del cinema italiano di fantascienza, tanto apprezzato nel passato!

Trailer di "6 giorni sulla terra"


Trailer di "l'Ultimo terrestre"


Teaser de "L'Arrivo di Wang"




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